Uno spazio per parlare, condividere, sperimentare...
lunedì 25 agosto 2014
Filastrocca
Noi in asilo usiamo spesso le filastrocche per accompagnare momenti della giornata.
Questa è una che amo particolarmente.
La nostra merenda è di solito composta da frutta di stagione ( principalmente mele) e pane o gallette con la marmellata.
Tagliando le mele per orizzontale invece che per verticale ( in verticale si formano gli spicchi), verrà fuori una bella ruota di mela con al centro... una stella! La magia della natura ci sorprende sempre.
E perché non accompagnare le stelline della mela con una filastrocca?
"Quattro stelle ho visto passare, quattro stelline sul bordo del mare: una per me, una per te, una la chiede la figlia del re. La quarta la vuole il reuccio cattivo : grida, comanda, la vuole per sé! Ma la stellina resta a guardare e sorridendo si spegne nel mare."
Sarà una merenda ancora più dolce!
mercoledì 11 luglio 2012
La competenza dei genitori
Poi quest'anno ho lasciato la scuola waldorf per una collaborazione in un asilo nido familiare, non dichiaratamente steiner ma molto molto ispirato.
Tutto questo l'ho sempre fatto e lo faccio con grande amore e passione. I bambini mi sono sempre piaciuti, ho sempre sentito che stare con loro mi veniva spontaneo ed era fonte di grande gioia.
Quest'anno ho deciso che era giunto il momento di approfondire anche la parte teorica e così ho cominciato questo corso.
Devo essere sincera, il corso l'ho cominciato con molti dubbi e perplessità, mi piace tanto la pedagogia steineriana, ma all'interno della scuola ho anche sempre notato tante cose che non mi piacevano o alle quali io non mi volevo uniformare...
Poi mi son detta che se dopo le prime lezioni avessi visto che non era una storia per me potevo sempre venire via... E invece più che andavo avanti con gli incontri più che mi innamoravo di tutte le materie proposte.
Pian piano ho capito che le omologazioni "da manuale" avvengono solo se tu vuoi diventare un bacchettone da manuale, se ti lasci travolgere dai dogmi, permetti ai dogmi di dettare legge e annulli te stesso e il tuo pensiero critico e costruttivo.
Ma se rimani comunque te stesso, questo percorso non può far altro che arricchirti, arricchirti come persona... perchè alla fine è un percorso che fai esclusivamente per te, per renderti una persona un pochino più luminosa in modo che tu possa avvicinarti un po di più alla luminosità dei bambini.
In questo percorso, durante l'ultimo incontro c'è stata una docente U.W. molto brava di pedagogia curativa che ha detto un paio di cose che mi piacerebbe condividere su queste pagine, con tutti quelli che vorranno leggerle...
Si parlava di bambini che magari passano un momento un po' particolare ( di aggressività, o di tristezza o di qualunque altra cosa) i cui i genitori sentono di aver bisogno di un aiuto esterno per aiutarli. La docente che lavora in Germania in un centro di pedagogia curativa ha detto una cosa che mi è parsa veramente molto molto bella.
Loro, nel loro centro, partono dalla convinzione che i genitori sono coloro i quali conoscono meglio il bambino e sono in potenza chi può aiutarlo maggiormente, in quanto l'anima del bambino ha scelto proprio come accompagnatori in questa esistenza e se ha fatto questa determinata scelta è proprio perchè loro possono maggiormente aiutarlo.
Quando ho sentito queste parole, e tutte le volte che lo racconto, sale dentro di me un brivido... è una cosa che mi tocca profondamente.
Molto spesso si pensa o si è pensato che i genitori non siano capaci, non siano competenti nei riguardi dei propri figli. Molto spesso si accusano i genitori di non conoscere i proprio figli e di non sapere come prenderli ( e molto spesso i genitori si "accomodano" e si giustificano dietro queste scuse). Invece i genitori sono colori i quali possono maggiormente aiutare i proprio figli proprio perchè scelti da quest'ultimi.
La trovo una dichiarazione bellissima e una verità sconfinata. Finalmente si restituisce un po' di competenza ai genitori e si fanno entrata come parte attiva nell'educazione e nella cura dei loro cuccioli.
Tant'è che U. diceva che il suo lavoro stava tutto nel portare un'altra visione del bambino ai genitori, in modo che loro potessero avere un'illuminazione su come e cosa fare con lui/lei.
Ci ha lasciato anche un esercizio da fare per i bambini: trovare uno spazio e un momento di calma, chiudere gli occhi e respirare profondamente, lasciare da parte pensieri e preoccupazioni creando uno spazio di calma e tranquillità. In questo spazio di calma far entrare l'immagine del bambino o la sensazione del bambino e tenerla lì il più a lungo possibile, senza cercare soluzioni o intuizioni, semplicemente tenere la sensazione lì.
Semplice, quasi banale, ma di grande effetto... provare per credere!
Nella foto, la bambola creata al corso... una bella cucciolotta morbidosa!
mercoledì 13 aprile 2011
Riflessioni

Credo di essere stata un po' troppo frettolosa... Frettolosa nel pubblicare la storia dei Grimm senza neanche una riga di spiegazione.
Anzi ho fatto di peggio, sulla mia pagina fb ( siete tutte/i invitati a diventare miei amici!!! :p) insieme al link ho scritto il seguente commento :
In questi giorni in asilo si racconta e si rappresenta questa fiaba.
Insomma per chi legge il commento e poi legge la storia immagina che io sia una quasi-maestra ( quasi perchè ancora non sono "di ruolo", tengo i bimbi al pomeriggio e mi sento ancora in fase di apprendista, apprendista che ogni giorno impara e sperimenta qualcosa di nuovo) terribile!!! Ma come racconti ai bambini e rappresenti addirittura una storia così crudele?!? povero topino, ma che fine indegna! e il gatto... veramente un prepotente!Prima di tutto vorrei fare una premessa: vi racconto un po' del mio lavoro-tirocinio-apprendistato. Da settembre alla scuola waldorf, all'asilo, è stato istituito il prolugamento; si dà cioè la possibilità a quei genitori che lavorano tutto il giorno e non hanno a chi lasciare i figli il pomeriggio, di poter tenere i bambini a scuola fino a metà pomeriggio.
In questo arco di tempo di doposcuola, i bambini hanno bisogno di riposare o comunque di trovare uno spazio di quiete dopo tutta l'attività mattiniera. E' per questo motivo che da qualche mese a questa parte abbiamo deciso di fare un piccolo teatrino raccontando una storia con personaggi fatti a mano.
Fin'ora il compito del teatrino era affidato alla persona che lavora insieme a me. Lei raccontava la storia e muoveva i personaggi; io rimanevo invece seduta con i bimbi a godermi la storia.
Ma questa settimana abbiamo deciso di invertire i ruoli.
Così mi sono messa alla ricerca di una storia. - Fine della premessa-
Devo dire che appena ho letto la storia del gatto e del topo, sono rimasta un po' perplessa anch'io e mi sono fatta una serie di domande super moralistiche. Mi piaceva il fatto che dovevo creare solo due personaggi, più un pò di lana in un pentolino per lo strutto, ma mi lasciava molto ma molto perplessa il finale della storia.
Così ne ho parlato con la mia "collega" (mi suona buffo chiamarla così), una persona veramente in gamba con un sacco di esperienza con bambini piccoli e non, in contesti steineriani e non.
Le ho raccontato la storia e lei l'ha trovata subito adatta e mi ha semplicemente detto:"non è necessario che le storie finiscano bene".
Ho cercato perciò di lasciare da parte le mie idee super morali e in questi giorni ho cominciato a raccontare la storia ai bambini.
E il risultato è mirabile.
I bambini sono fantastici ( si lo sapevo di già, ma ogni volta scoprirlo di nuovo mi dà gioia) e per fortuna non hanno ancora la nostra visione corrotta e morale.
Loro si divertono tantissimo ad ascoltare questa fiaba. Rimangono sulle spine tutte le volte che il gatto deve uscire per andare a battezzare il nuovo nipotin; ridono a crepapelle quando invece dice il nome dei nuovi battezzati "pellepappata", "mezzopappato", "tuttopappato";si arrabbiano invece con il gatto quando và a leccarsi tutto lo strutto del pentolino e gli dicono di non farlo ( si, lo dicono proprio al gatto) altrimenti diventa ciccione.
E poi alla fine il gatto si mangia il topo. Si, perchè da che mondo è mondo i gatti si mangiano i topi. E per loro è la cosa mi normale del mondo.
Ma i bambini non si identificano nel gatto, riconoscono che il gatto è veramente un furbone approfittatore e delle bugie raccontate al topo: prima gli mangia tutto lo strutto e poi va a finire che si pappa pure il topo, perchè i gatti si mangiano i topi per natura... il contrario sarebbe molto più strano.
Siamo noi adulti che mettiamo un sacco di giudizi e critica sulle fiabe. E criticando o giudicando ci soffermiamo solo ad un livello superficiale, quando invece ogni fiaba ha un suo livello simbolico-spirituale che va al di là del suo aspetto "esteriore".
Tante volte ho letto blog di mamme in cui si dichiarava la non passione per le fiabe dei fratelli grimm perchè magari le figure femminili fanno lavori umili oppure perchè hanno perso i genitori o ancora perchè c'è una qualche figura archetipica che cozza un po' con la nostra morale moderna di buonismo.
Ma appunto sono archetipi. Hanno cioè una valenza simbolico spirituale che lavora dentro di noi, e a maggior ragione dentro i bambini, a livello animico di cui noi razionalmente non ci rendiamo conto. Ed è invece la parte più importante.
Ci sono addiritture fiabe curative, si portano cioè determinate fiabe a determinati bambini in modo che gli elementi della fiaba vadano a lavorare sulle forze animiche del bimbo che ne ha bisogno.
A questo punto mi sento in dovere di fare un grande ringraziamento ad Anna, la quale con il suo commento mi ha permesso di chiarire e chiarirmi le idee e speculare con un po' di riflessioni pseudo-antroposofiche.
Grazie!
foto tratta dal sito bordighera.net
Gatto e Topo in Società


e gli aveva tanto vantato il grande amore e l’amicizia che gli portava, che alla fine il topo acconsentì ad abitare con lui; avrebbero governato insieme la casa.

“Ma per l’inverno dobbiamo provvedere, altrimenti patiremo al fame,” disse il gatto, “e tu, topolino, non puoi arrischiarti dappertutto sennò finirai col cadermi in trappola!” Il buon consiglio fu seguito e comprarono un pentolino di strutto. Ma non sapevano dove metterlo; finalmente, pensa e ripensa, il gatto disse: “Non so dove potrebbe essere più al sicuro che in chiesa; là nessuno osa commettere un furto: lo mettiamo sotto l’altare e non lo tocchiamo prima di averne bisogno.” Il pentolino fu messo al sicuro ma il gatto non tardò ad avere voglia di strutto, e disse al topo: “Volevo dirti, topolino, che mia cugina mi ha pregato di farle da compare: ha partorito un piccolo, bianco con macchie brune, e devo tenerloa battesimo. Lasciami uscire oggi e sbriga da solo le faccende di casa.” - “Va bene,” rispose il topo, “va pure e se mangi qualcosa di buono pensa a me: un goccio di quel rosso vino puerperale lo berrei volentieri anch’io!” Ma non c’era niente di vero: il gatto non aveva cugine nè l’avevano richiesto come padrino. Andò dritto in chiesa, si avvicino quatto quatto al pentolino di strutto, si mise a lecccare e lecco via la pellicola di grasso. Poi se ne andò a zonzo per i tetti della città per tutto il resto della giornata: si guardò intorno, si mise steso al sole e continuava a leccarsi i baffi ogni qualvolta pensava al pentolino. Non ritornò a casa che alla sera. “Eccoti qua,” disse il topo, “hai di certo passato una giornata allegra. Che nome hanno messo al piccolo?” - “Pellepappata,” rispose il gatto tutto d’un fiato. “Che strano nome,” disse il topo, “è frequente nella vostra famiglia?” - “Che c’è di strano,” rispose il gatto, “non è certo peggio di Rubabriciole, il nome dei tuoi figliocci!”
Poco tempo dopo al gatto tornò la voglia di strutto. Così disse al topo: “Devi farmi un’altra volta il piacere di badare alla casa da solo; mi vogliono di nuovo come padrino e siccome il piccolo stavolta ha un cerchio bianco intorno al collo, non posso rifiutare.” Ancora una volta il topo acconsentì, e di nuovo il gatto corse di soppiatto fino alla chiesa e finì col divorare metà del contenuto del pentolino. “E’ proprio vero: nulla è più gustoso di quello che si mangia da soli” ed era tutto contento della sua giornata quando al tramonto rientrò a casa. Il topo gli chiese della giornata appena trascorsa e poi: “Questo piccolo qui come l’avete chiamato?” - “Mezzopappato,” si lasciò scappare il gatto. “Mezzopappato! che razza di nome,” esclamò il topo, “sono sicuro che non esiste nemmeno sul calendario!”
Ben presto al gatto tornò l’acquolina in bocca e, poichè non c’è due senza tre, disse al topo: “Devo fare di nuovo il padrino. Questa volta il piccolo è tutto nero e ha solo le zampe bianche: in tutto il resto del corpo non ha un solo pelo bianco. Questo capita solo una volta ogni due anni: mi lasci andare?” - “Pellepappata e Mezzopappato,” rimuginò il topo a voce alta, “sono nomi che mi impensieriscono!” - “Tu te ne stai col tuo giubbone grigio scuro e la tua lunga coda tappato in casa, e va a finire che ti monti la testa! Succede così quando non si esce mai!” disse il gatto risentito e uscì. Quel golosone del gatto arrivò in chiesa e ovviamente divorò utto il pentolone di strutto: “Solo quando si è finito tutto si sta in pace!” disse a se stesso e tornò a casa solo a notte fonda e ben pasciuto. Il topo, che nel frattempo aveva sbrigato tutte le faccende e rimesso in ordine la casa, anche questa volta gli chiese che nome avessero dato al terzo piccino. “Beh, non ti piacerà di certo,” disse il gatto, “si chiama Tuttopappato!” - “Tuttopappato, certo che è proprio un nome bizzarro, io non l’ho mai visto scritto. Che vorra mai dire?” ma poichè era stanco scosse il capo, si acciambellò e si addormentò.
Da allora più nessuno chiese al gatto di fare da padrino. Giunto l’inverno, quando ormai fuori non si trovavapiù nulla, il topo si ricordo della loro provvista di strutto e disse: “Vieni gatto, andiamo dove abbiamo messo in serbo il nostro pentolino di grasso, ce la godremo.” - “Certo,” rispose il gatto aggiungendo tra sè e sè “te la godrai come a mangiar aria fritta!” Si missero in cammino e quando arrivarono la pentola era ancora al suo posto, ma completamente vuota. “Ah,” esclamò il topo, “ora capisco quel che è successo, ora mi è tutto chiaro. Bell’amico che sei! Hai divorato tutto quando hai fatto da compare: prima pellepappata, poi mezzopappato poi...” -

“Vuoi tacere,” disse il gatto, “ancora una parola e ti mangio!”
“Tuttopappato,” finì di dire in quell’istante il topo. Così il gatto con un balzo l’afferrò e ne fece un sol boccone.

Vedi, così va il mondo.
FINE ( Fiaba dei fratelli Grimm)
giovedì 31 marzo 2011
Uno Gnomo per Amico - Tutorial

Uno Gnomo per Amico... Il Tutorial!
E' facile, veloce e dà una grande soddisfazione... almeno a me!
Ci vogliono non più di 20 minuti e si fa con i pezzi di avanzo.

Occorrente: 2 pezzi di pannolenci, il primo 6x4cm e il secondo a forma di triangolo isoscele ( base5cm x lati4cm);
un pezzo di tricot o stoffa elastica di cotone bianca 4x3cm
un ciuffo di lana cardata
una spilla da balia
filo colorato

Piegare il primo pannolenci sul lato lungo e cucire con un punto fantasia due dei 3 lati aperti. Il filo può essere dello stesso colore del lenci oppure di un colore in contrasto in modo che risalti.
Lasciate ago e filo in sospeso.

Imbottire dal lato rimasto aperto con un pò di lana cardata. Scegliete voi se lo velete più o meno cicciotto...

Sempre con la lana create una pallina e la rivestite di tricot, un po' come si faceva per le mani della bambola. Infilarla dentro all'apertura e poi chiudere con il filo che era in sospeso fino all'altra estremità
Poi con una microscopica filza accennare le manine.

Prendere poi il secondo pezzo di lenci e cucire insieme i lati uguali del triangolo con lo stesso punto fantasia. Posizionarlo sulla testolina e fissarlo davanti nello stesso modo.
Una piccola filza a circa metà del corpicino per stringere un pò la vita.

La spilla da balia la potete cucire oppure semplicemente spillare sia allo gnomo che alla vostra giacca/maglia/borsa.Io ho fatto così per praticità. In quest'ultimo caso però bisogna stare attenti a che lo gnomo non scivoli via quando si apre la spilla.

Con un pennarello potete poi disegnare occhi e bocca....e voilà lo gnomo è pronto!!!
Pronto per venire sempre con voi ovunque voi siate!

Volendo si può fare anche un piccolo ricamo nella parte superiore dello gnomo per renderlo più carino... anche se a me piace pure così!
Ovviamente chiunque si cimenti nella creazione dello gnomo amico ha l'obbligo morale di mostrarmi la foto!!! :P
mercoledì 29 settembre 2010
San Michele

Dobbiamo sradicare dall’anima
tutta la paura e il timore
di ciò che il futuro può portare all’uomo.
Dobbiamo acquisire serenità
in tutti i sentimenti e le sensazioni
rispetto al futuro.
Dobbiamo guardare in avanti con assoluta equanimità verso tutto ciò che può venire,
e dobbiamo pensare che tutto quello che verrà
ci sarà dato da una direzione del mondo
piena di sapienza.
E' questo che dobbiamo imparare in questa era:
a saper vivere in assoluta fiducia,
senza alcuna sicurezza nell’esistenza;
a saper vivere nella fiducia
nell’aiuto sempre presente del mondo spirituale.
In verità nulla avrà valore altrimenti.
Discipliniamo la nostra volontà
e cerchiamo il risveglio interiore
tutte le mattine e le sere.
O Michele,
io mi raccomando alla tua guida
con tutta la forza del cuore,
così che questo giorno possa diventare
l'immagine della tua volontà di porre ordine nel destino.
(Parole di Rudolf Steiner, da appunti di un diretto discepolo: F.W. Zeylmans van Emichoven)
Progetto Rudolf Steiner.it
www.rudolfsteiner.it
martedì 21 settembre 2010
Il Tavolo delle Stagioni
Questo tavolino viene allestito di volta in volta, in maniera più o meno semplice, e segna il passare delle stagioni.
Quest'anno, per motivi personali, la maestra di uno degli asili della scuola waldorf non è potuta essere presente al riallestimento dell'asilo e quindi neanche alla composizione del tavolo delle stagioni.
Io e un'altra ragazza, chiamate a fare le supplenti fino al rientro della maestra, ci siamo prese il compito di farlo.
Io non avevo mai composto un tavolo delle stagioni ed è stata un vera emozione.
Scegliere i teli appropriati, farli "scivolare" giù dal cielo, oppure sistemarli in maniera dolce e armoniosa...un vero e proprio "lavoro"...
E il risultato mi è davvero piaciuto...

Siamo nell'era dell'Arcangelo Michele.
sabato 15 maggio 2010
Perche' scuola Waldorf?
Capita spesso che le persone incontrate ai mercati o amici da poco conosciuti o anche quelli di vecchia data, mi chiedano perche' ho scelto la scuola steineriana.
Ci sono dei giorni che amo tutto quello che e' la scuola: spazi, bambini, genitori, maestre, iniziative, quel senso di grande famiglia allargata che si respira profondamente, l'unione che si sente all'interno anche dei vari organi "piu' strutturati" dell'associazione ( consigli, collegio, amministrazione, etc.) che nonostante le varie vicissitudini che ci sono di volta in volta riescono sempre e comunque a portare avanti questo progetto meraviglioso e a farlo crescere ogni anno sempre di piu.
Poi ci sono momenti in cui tutto l'amore sparisce e appare invece un senso ipercritico verso tutti e tutti: il cibo a volte non e' biologico...tragedia! quel bambino mangia sempre la pasta e allora anche mia figlia vuole sempre pasta per pranzo...ma quei genitori non hanno per niente il senso dell'alimentazione! alle feste c'e' sempre un gran caos, tutti che chiacchierano blabla bla... queste persone dovrebbero decisamente conoscere e fare un po' di meditazione per calmare la mente! Potrei continuare a oltranza perche' poi quando ho questi momenti di disgusto e ipercriticismo ogni qualsiasi cosa che non mi quadra me la lego al dito.
Insomma con la scuola steiner ho sempre avuto questo sentimento di amore-odio che a volte nei momenti di estremo negativismo mi ha fatto domandare piu' volte se fosse quella la scelta giusta da fare per mia figlia.
Per tanto tempo ho navigato in queste acque un po' calme un po' burrascose senza riuscire a trovare una vera risposta. Poi la risposta e' arrivata.
Mia figlia Vera la prossima settimana compira' 6 anni e fino a qualche tempo fa non sapevo se avrei continuato con il percorso steiner o mi sarei buttata sulla statale.
Mi avevano parlato di una piccola scuola elementare vicino casa nostra, con un bel progetto "zero zaino", dove svolgono anche tante piccole attivita' come giardinaggio, pittura, musica pomeridiana e altro.
Cosi' un giorno siamo andati io e il mio compagno e vedere questa scuola. Siamo stati un po', abbiamo fatto quattro chiacchiere con la responsabile o direttrice della scuola e poi siamo usciti.
Le parole del mio compagno sono state queste: "Questa scuola e' senza anima!"
E questa e' la risposta che da tanto tempo cercavo fuori e dentro di me.
Perche' scuola waldorf? Perche' una scuola dove non solo si riconosca la presenza di un'anima all'interno dell'essere umano e quindi del bambino, ma si faccia anche un lavoro per nutrirla quest'anima al pari passo di mente e corpo, e' un valore inestimabile.
Ci possono essere giorni felici e altri meno felici, ma adesso ho capito l'importanza profonda che ha per me la scuola waldorf.
A presto
Soma
domenica 26 aprile 2009
Waldorf Italia
Le chiacchiere sono state tante, la cucina dell'albergo pessima... specie per degli affezionati come noi a cibo sano e naturale e affezionatissimi al punto macrobiotico sotto casa... In compenso c'era un bello spazio benessere con piscina di acqua riscaldata e sauna.
Io ho fatto la baby sitter ad un gruppo molto eterogeneo di pargoli dai 3 ai 13 anni e mi sono divertita!
Nonostante ci siano ancora molte, moltissime cose che non condivido con l'antroposofia e lo studio antroposofico... ho visto nei bambini la forza della pedagogia.

E cosa c'era di più bello e divertente per i grandi che arrampicarsi su altissimi alberi?
Guardate in fondo a questa foto... anche i piccini si sono dati da fare...A presto
Soma
